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adellam on flickrFesta medievale, Vecchiano

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Festa medievale, Vecchiano

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alessioLicenza di guidare

Una nuova settimana, una nuova battaglia nella guerra ormai senza quartiere tra i tassisti milanesi (ma in questo caso la protesta è paneuropea) e tutti i servizi di prenotazione trasporto che vengono raccolti sotto la bandiera del più odiato, il più aggressivo e innovativo: Uber.

Nonostante io possa essere considerato un Uber-fan e un early adopter del servizio (almeno secondo gli standard italiani, la mia prima corsa ad aprile 2013) non posso non pensare che ci sono diverse zone grigie nel funzionamento e sopratutto nella filosofia di alcune di queste iniziative che sono diventate veri e propri esempi di una certa mentalità startup e liberista – e celebrate proprio per questi motivi. Purtroppo avendo in questo caso contro di sé la bizzarra lobby stracciona del tassametro è evidente da che parte si finisce con lo stare, questo nonostante abbia sempre considerato i taxi un elemento centrale nel mix di soluzioni che riescono a tenere una città in movimento.

Ricapitolando per chi non conoscesse il servizio, Uber si presenta al consumatore italiano (per ora solo nelle città di Milano e Roma) come un “simil taxi” che in realtà chiama – attraverso la propria app per smartphone – varie agenzie di Noleggio Con Conducente (NCC), le quali poi erogano il servizio al cliente; quest’ultimo paga direttamente l’”agente” Uber che tratterrà una commissione. Già questa semplice descrizione identifica il campo di battaglia ma introduce storture nella discussione che rendono poi difficile proseguire l’analisi.

In Italia infatti la guerra tra NCC e taxi cittadini pareva essere pre-esistente ma sotterranea, e invece la facilità di accesso tramite un’app a un servizio poco noto a molti cittadini l’ha fatta esplodere fino al punto di violenze reciproche tra le due “categorie”. Categorie che esistono sono per motivi legali e burocratici, quasi completamente invisibili agli occhi del consumatore finale: infatti le accuse delle cooperative di tassisti a Uber (ovvero, per essere precisi: alle agenzie NCC che usano Uber come agente di prenotazione per accettare passeggeri) è quella di non “seguire le regole” che prevederebbero – ma l’interpretazione del regolamento pare essere controversa – l’attesa in garage e non in strada di una prenotazione, e la definizione alla partenza e non all’arrivo di percorso e costo. Insomma, in un mondo in cui è possibile prenotare un volo internazionale con un piede sull’autobus che porta a Malpensa, l’accusa è di troppa flessibilità – in modo da non invadere il mercato dell’auto con tassametro.

Ma questa spiegazione mi è sempre sembrata troppo semplicistica e lacunosa. Chiunque segua la dinamica del servizio si sarà reso conto che da un lato il servizio Uber (come finora presentato a clienti milanesi e romani) è più costoso e più di alto profilo di un analogo taxi, dall’altro è scarsamente presente e molto meno utilizzato rispetto agli onnipresenti taxi cittadini – che il più delle volte possono arrivare anche in meno tempo grazie alla maggiore quantità di vetture in giro. Di cosa stiamo parlando allora, erosione di una piccola quota di mercato premium da parte di agenzie NCC? Per questo motivo tassisti e autisti si prendono a sprangate, in un paese ormai dove non lo si fa più neanche per la politica?

Una manifestazione dei tassisti milanesi a febbraio 2014

Una manifestazione dei tassisti milanesi a febbraio 2014

 

Una delle sorprese della battaglia milanese è stata la propensione della giunta Pisapia (per tacere della regione in mano alla Lega) a sposare in pieno la posizione dei tassisti, fino al punto di proporre un regolamento che, per quanto molto probabilmente inapplicabile e destinato perciò a finire come una grida manzoniana, è utile venga letto perché mostra alcune sorprese di approccio.

Il suo punto due a mio avviso è interessante, e sottolinea un aspetto che forse molti di noi non notano. Dopo avere fatto corse Uber guardo la ricevuta che porta il nome dell’azienda NCC che effettivamente svolge il servizio e molto spesso sono aziende e autisti di Novara, Bergamo, Vercelli, eccetera, insomma l’area esterna della metropoli milanese che nelle serate di punta integrano i guadagni lavorando in città. Ecco, secondo me c’è anche la volontà di escludere “colleghi” che non sono colleghi perché NCC ma soprattutto non sono della zona, per impedire i “migranti del volante”. Il regolamento recita infatti “2. Gli intermediari potranno assegnare corse solamente agli NCC della Provincia o Città Metropolitana dalla quale comincia o termina il servizio richiesto.”
Quindi l’ostilità dei tassisti è 1) ideologica: nessuno ci deve fare concorrenza e 2) geografica: non possiamo permettere a NCC fuori provincia di entrare nel nostro bacino, come è stato messo per iscritto nella proposta del Comune di Milano. Entrambe queste cose a mio giudizio sottolineano il punto chiave: no all’aumento dei “tassisti” (anche con altro nome) perché per il tassista milanese la ricchezza è la licenza e si difende con unghie e denti sia la concessione di nuove licenze che l’aggiramento in ogni forma della licenza. Solo chi ha la licenza del Comune di Milano, è il messaggio, può portare persone in auto a Milano.
UberTAXI London

Immagine che pubblicizza il nuovo servizio UberTAXI a Londra

 

Vale la pena allora investigare meglio la natura dell’azienda (americana) Uber Inc., e per questo ho avuto un’illuminazione qualche settimana fa leggendo il dettagliato post A Deeper Look at Uber’s Dynamic Pricing Model scritto da Bill Gurley che di Uber è un investitore e consigliere d’amministrazione; il post sviscera in particolare la filosofia del surge pricing che ha generato molte polemiche durante l’inverno scorso ma nei passaggi iniziali chiarisce un aspetto dell’azienda non certo nascosto ma poco considerato.

Uber non fa andare taxi, né berline nere, né auto private, ma Uber è un marketplace per le forme di trasporto cittadine: mette insieme domanda (da parte di singoli) e offerta (da parte di vari soggetti: tassisti, NCC, privati…) La app è semplicemente un portale a una selezione di servizi di mobilità erogati da soggetti diversi; incidentalmente finora avevamo visto all’opera solo UberBlack, il servizio di berline nere erogato dagli NCC: un servizio che in sé propone zero dubbi al consumatore finale. Ma non è sempre così lineare, e altre forme di servizio portano con sé una frizione maggiore. In questo l’azienda non è senza colpa ponendosi in maniera aggressiva sui mercati da colpire (complice forse anche il nuovo round di investimenti e la prospettiva della quotazione in borsa) prima ancora che i prodotti già esistenti siano stati del tutto metabolizzati.

Non è un caso infatti che la protesta “selvaggia” dei tassisti sia scattata poco dopo o in contemporanea al lancio sul mercato italiano anche di UberPOP, il servizio “collaborativo”offerto a privati potranno quindi dare passaggi ad altri privati e venire pagati per questo, trasformando di fatto ogni milanese che gira per strada la sera con la sua vettura in un potenziale tassista. In questo Uber è assimilabile e ha gli stessi problemi legislativi di Lyft (che non è presente sul mercato italiano) o BlaBlaCar (che propone passaggi autostradali o comunque di lungo percorso per “dividere i costi della benzina” mentre Uber è un brand cittadino). È un salto che se da un lato è connaturale agli obiettivi dell’azienda pone dei dubbi su sicurezza e legittimità che incontrano una novità assoluta per le abitudini degli italiani – mentre abbiamo già sottolineato come la differenza tra NCC e taxi sia sostanzialmente invisibile agli utenti.

Se si verifica la pagina preparata da Uber Milano si vede che un trasferimento standard tra la città e l’aeroporto di Malpensa (tariffa fissa taxi: €90, con i tassisti che si lamentano) costa €120 con UberBlack e €60 con UberPOP… Ecco un elemento molto più reale che invoglia alla battaglia.

È il passo più lungo della gamba? Hanno forse ragione a tuonare i tassisti contro gli “abusivi” che possano portare persone in giro per la città senza controlli? Ci dovrebbe essere una differenza tra prendersela con la gestione di un servizio NCC (autisti comunque con licenza) e la possibilità di mettere clienti in mano a parziali sconosciuti (con i grattacapi legali che si porta dietro). Purtroppo però, come dicevo all’inizio, l’avversario in questa diatriba è una delle categorie di lavoratori più detestate e con il servizio più retrogrado che si possa trovare in Italia, una lobby che ha spesso agito come attore politico (reazionario) e che è veramente troppo, troppo difficile difendere. La battaglia da parte dei tassisti è stata impostata su una linea indifendibile, e per questo hanno alienato ogni briciola di supporto popolare. Resterà da vedere in futuro se a causa di questa miopia avremo buttato a mare un servizio pubblico legandoci solo a un certo darwinismo da startup.

Di sicuro nella giornata di oggi, 11 giugno 2014, a fronte dello sciopero paneuropeo dei tassisti l’azienda americana ha deciso di vedere e rilanciare annunciando a Londra UberTAXI, un servizio basato sui famosi black cab della capitale britannica prenotabili dalla solita unica e potentissima app per smartphone.

Photo copertina by decodrama visual – http://flic.kr/p/8qPwEv

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alessioCorso di introduzione a Lean e Agile a Milano

StartMiUp a Milano è lo spazio di coworking dove passo buona parte delle mie giornate: un ambiente piacevole e stimolante di quieto startuppismo. Mi ha fatto allora ancora più piacere che mi venisse chiesto di preparare una serie di lezioni introduttive sull’approccio Lean e sui metodi Agili (per lo sviluppo software, ma non solo) all’interno della nuova serie di corsi di formazione che è appena partita.

Il corso è organizzato in tre appuntamenti, due serate (martedì 1° luglio e giovedì 3 luglio) dalle 19 alle 22 di lezione e una giornata (sabato 12 luglio) dalle 10:00 alle 16:00, dedicata a workshop ed esercitazioni. Tutti gli appuntamenti si terranno presso StartMiUp in via Confalonieri (quartiere Isola).

Di cosa parleremo? Cercheremo di fornire una panoramica introduttiva a come i metodi Agili stanno rivoluzionando il lavorare in un team software. Questo è particolarmente importante perché il corso è indirizzato a giovani programmatori o altri ruoli in startup e progetti che si trovino ad affrontare il salto dal semplice “codice” a un modo di lavoro organizzato. Non si tratta quindi di un corso tecnologico in senso stretto!

Non affronteremo tematiche complesse né entreremo nei problemi di grossi progetti o di aziende con molti team (ovviamente per chi vuole una formazione più approfondita, legata alla propria situazione aziendale o che porti a una certificazione Scrum non posso che consigliare il training di agile42) ma grazie al tempo a disposizione e alla classe limitata in numero potremo discutere, giocare e farci un’idea chiara della direzione in cui andare.

Programma di massima

  • L’approccio Lean, i concetti di Mura/Muri/Muda
  • L’importanza di limitare il WIP (Work In Progress)
  • Le metriche e perché sono importanti per la Lean Startup
  • Il Kanban Method ed esempi di Kanban
  • Il Manifesto Agile
  • Come si organizza un team Agile per un prodotto
  • Introduzione a Scrum
  • I ruoli in un team Scrum (ScrumMaster, Product Owner) e il processo
  • Il mondo Scrum professionale

Spero di vedervi in aula!

Prenota il tuo posto per il corso

 

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alessioLa giornata di LKSE14

Lo Storify che ho preparato per raccontare la giornata della conferenza Lean Kanban Southern Europe 2014 (#LKSE14) che ho organizzato insieme ai colleghi di agile42 Italia.

<noscript>[<a href="http://storify.com/abragad/lkse14" target="_blank">View the story "LKSE14" on Storify</a>]</noscript>

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alessioFreelancecamp

Il 24-25 maggio a Marina Romea (RA) si è svolto il Freelancecamp 2014, evento dedicato a tutti i professionisti singoli e mestieri simili: oltre al senso cameratesco condiviso il livello delle discussioni è stato alto e molto utile.

Io ho presentato una breve discussione che voleva evidenziare un aspetto della metodologia GTD (Getting Things Done) non troppo conosciuto, ovvero l’uso dei “contesti” (contexts nell’originale inglese) per suddividere il proprio tempo e le proprie energie mentali tra più progetti o clienti. Ho pensato che per la platea del Freelancecamp fosse un tema di interesse.

C’è anche (purtroppo) il video del mio intervento.

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alessioFirst post, first tweet

Come primo post sul blog rinnovato, il primo tweet del 2006:

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Footnotes